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Hotel al Lupo ***
Fam. Silbernagl
Via Oswald von Wolkenstein 5
I-39040 Castelrotto Bz
Tel. +39 0471 70 63 32
Fax +39 0471 70 70 30
E-mail:info@hotelwolf.it |
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Schaffen und Streben ist Gottes Gebot
Arbeit ist Leben, Nichtstun der Tod.
Questo motto, che potremmo tradurre aprossimativamente con
Strenuo impegno Iddio ci diè in sorte,
il lavoro è vita, far niente la morte
si legge sulla facciata dell’albergo AL LUPO, ben noto a tutti gli ospiti di Castelrotto per i suoi accattivanti affreschi . Eduard Burgauner discende dall’omonima famiglia di fornai di Castelrotto e nacque il 14 febbraio 1873. La madre che aveva dato i natali anche a cinque fratelli e a due sorelle, morì quando il figlio aveva appena cinque anni.. Nulla sappiamo dell’infanzia e della prima gioventù di Eduard, ma è probabile che lo zio paterno, Johann Burgauner, un pittore abbastanza noto all’epoca e a cui si deve anche la pala d’altare dedicata al cuore di Maria SS. Nella chiesa di Castelrotto, abbia incoraggiato il nipote nei suoi primi tentativi sulla via dell’arte.
Dopo diverse stazioni e permanenze ad Innsbruck (Austria), Memmingen (Germania) e Vienna (Austria) il ritorno a Castelrotto avvenne probabilmente alla fine del 1901 o nei primi mesi del 1902. Il pittore ha ora 29 anni e dà subito il via ad un programma ambizioso, che farà di Castelrotto il villaggio più affrescato dell’Alto Adige. Come primo edificio viene abbellito il panificio paterno, condotto ora dal fratello Anton. Nel 1904 furono eseguiti i lavori sulla propria casa, la villa “Felseck”. Sulla facciata del suo villino Burgauner darà un saggio della sua arte e anche una somma della sua poetica. La casa Mendel è la tappa successiva sul camino della trasformazione di Castelrotto in un’opera d’arte totale.
Nel 1907 Eduard Burgauner affresca l’albergo AL LUPO. Le finestre del sottotetto sono circondate da uno stuolo di angioletti, la Madonna con Gesù bambino viene adorata dal santo patrono degli osti in ginocchio, a sinistra c’è San Floriano come protettore contro il pericolo sempre incombente degli incendi e a destra San Michele. Accanto all’Erker (la tipica finestrella in aggetto) è rappresentata a destra la famiglia dell’oste e a sinistra un macellaio. I putti con la testa di maiale e le salsicce esaltano l’offerta di carni della casa, di cui evidentemente faceva parte anche una macelleria. L’iconografia viene completata da alcuni versi (che traduco senza pretese di eccessiva fedeltà)
Gia Abramo macellò un agnello
Per offrirlo a Dio in vece
Del figliuol suo Isaaco –
antica assai
è l’arte dei macellai
Dopo questa patente di nobiltà per la corporazione si legge più realisticamente
Per prosciutto e arrosto
Questa casa è un buon posto
E salsicce prelibate
Fan le gole assetate
Che vi è rimedio anche per questa sete è provato da un un putto assiso a mo’ di Bacco su una botticella. Per liberare l’ospite da remore cosci o inconsci c’è un ultima quartina:
Impara l’uom del bere l’arte
assai pria del mangiare
e anche tu, o buon cristiano,
di ber non ti scordare!
Come in un piccolo theatrum mundi vediamo in alto Maria con gli angeli, sotto i santi protettori e ancora sotto l’oste. Il lupo, da cui prende nome l’hotel-garni, si ritrova soltanto nell’insegna. In questo insieme, completato da vari poemetti, gli elementi decorativi moderni sono quasi completamente assenti; l’elemento allegro, i soggetti curiosi e facilmente comprensibili per un pubblico popolare prendono il sopravvento: il gatto che fa la gobba e le scimiette musiciste si inseriscono perfettamente nell’opera. Oggi, all’ora in grazie alla velocità dei trasporti e delle comunicazioni la dissoluzione della realtà fisica già prelude alla dissoluzione del paesaggio grazie alle premesse appunto di questa rapida comunicazione, forse non è del tutto inutile riflettere sulla vita e sulle opere di questo pittore di Castelrotto così legato alla sua terra. |
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